07/31/2017 - 2:49pm      14:49

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LA FOLLIA INNOCENTE DI PSYCHIATRIC CIRCUS


Maria Lisas Bild
Maria Lisa
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1197

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1
3.23
Overall rating
Allestimento
2.8
Pubblico
3.0
Atmosfera
3.5
Soggetto
3.6
Italienisch

«Dominique, nique, nique s'en allait tout simplement, routier, pauvre et chantant». Davanti al capannone che andrà ad ospitare lo spettacolo, un motivetto tanto orecchiabile quanto inquietante accompagna l'ingresso degli spettatori in questo circo rivisitato che va a presentare la follia. È Psychiatric Circus, lo spettacolo di circo teatro che racconta le terrificanti vicende del manicomio di Bergen.

Ad accoglierli al botteghino Suor Graziella, una suora senza peli sulla lingua che inizia a rivolgersi agli spettatori con commenti e giudizi diretti - «Copriti, scostumata!», tra gli altri - per poi accompagnarli all’interno in un’atmosfera irreale. Troviamo un bar inserito tra le celle di pazienti urlanti. «Giuliettaaaaaa!». «Mammaaaaaa!». I pazienti del manicomio di Bergen, dietro le sbarre e con i loro tic, i pigiami a righe e le occhiaie, cominciano a seminare indizi sulle storie che andranno a raccontare. Una volta liberati dalla guardia nazista, i pazienti iniziano a sparpagliarsi tra il pubblico, girovagando con atteggiamenti simpaticamente molesti. Lo spettacolo è già iniziato nel foyer. È ora di entrare: gli sfigati da una parte, gli asociali dall’altra. Queste le categorie dei posti assegnati. Infermiere, guardie e gli stessi pazienti non risparmiano insulti, spintoni e sguardi molesti. È un giovedì sera bolzanino, quindi la gente non è tanta, ma l’atmosfera è già piena: drammatizzazione dell’arte gitana, sangue, violenza e volgarità in un manicomio.

Le luci si spengono. Si comincia con sketch simpatici e in alcuni casi ammiccanti e maliziosi, per poi passare a numeri acrobatici sorprendenti. La trama non è ben definita, ma mette insieme tanti elementi che spaziano dal comico all’emotivamente perturbante. Tra lettini di ferro, croci e carrozzelle, ad emergere sono certamente Padre Josef, medico volgare, blasfemo e violento; Alberto, che dimostra quanto l’amore che porta alla follia esista e prende il nome di Giulietta; infine il clown “spaventoso”, che pur non proferendo parola col suo carisma catalizza tutti e dà il volto allo spettacolo.

Tra i momenti clou troviamo l’approcciarsi di Padre Josef ad Aura, una lolita da manicomio, che con la sua chioma bionda si lascia andare alle sue carezze. Queste da dolci diventano erotiche e pian piano si fanno violenza. Un momento toccante e straziante, che vede le emozioni della ragazza farsi movimento, in una danza sensuale mortale. Poi l’eterna bambina che con la sua danza e la sua creatività ricorda la mamma brutalmente uccisa dai nazisti quando lei era ancora in fasce. Lo spettacolo raggiunge il suo apice con la scena finale che va a rappresentare l’esorcismo, mostrando una religiosità malata ed isterica.

Uno spettacolo certamente diverso e dirompente, così come lo è la follia che, nella sua grandezza, rappresenta un punto di rottura nei confronti di una società conformista. Psychiatric circus con i suoi momenti volgari, provocatori e poco scontati ci porta a riflettere su chi siamo e se forse non sia nei pazzi l’essenza innocente della vita, quella fase primordiale e libera da dogmi, educazione, religione e perbenismo.

(Foto: Psychiatric Circus) 


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