11/15/2015 - 10:15am      10:15

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SPOGLIATOIO DA SERIE A, CONFIDENZE TRA DONNE


Ritratto di Mavi
Mavi
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Italiano

Visi puliti, capelli raccolti e un look casual. Arrivano, borsone in spalla, a piccoli gruppi. Molte di loro raggiungono il campetto da calcio dopo una lunga giornata di lavoro, scambiano battute e si preparano per l'allenamento serale. Nello spogliatoio si respira un'allegra atmosfera di confidenze e convivialità. La squadra calcio femminile Südtirol, da quest'anno promossa in serie A, è una combinazione in perfetto equilibrio di ragazze di età, provenienza e che parlano lingue diverse, in pieno spirito altoatesino. Mentre indossano tuta e scarpini e si preparano ad entrare in campo, raccontano le loro esperienze di donne che si dedicano con costanza allo sport e delle reazioni che questa loro scelta di vita suscita.

Alcune ridono. «Quando ci sentiamo dire che non siamo femminili è una cosa triste, c'è chi rimane sconvolto quando ti vede con i tacchi o addirittura con la gonna...perché ti vedono solo con i calzoncini e i calzettoni», racconta Maddalena Paolillo, arrivata da poco nella squadra dalla Puglia. C'è chi non è d'accordo, ma Irene Ferrari, difensore della squadra oltre che impiegata amministrativa, rincalza: «Ci lamentiamo perchè nelle foto che ci fanno durante le partite abbiamo sempre espressioni strane, il viso teso dallo sforzo durante un'azione, e veniamo sempre male. Per la pallavolo è diverso, ci sono le luci adatte e loro almeno hanno pantaloncini cortissimi!». Sicuramente maglietta larga e pantaloncini sulle ginocchia non esaltano le forme femminili, ma confidano che indossare la divisa da calcio è quello che hanno sempre sognato: «Ci sentiamo a nostro agio, per noi è normale vederci cosi. Però quando arriva la maglietta più strettina siamo contente di vedercela addosso. I pantaloncini da pallavolo non li metterei mai!», dice Ferrari.

Non solo femminilità e luoghi comuni da sfatare. Le giocatrici si sbottonano parlando di famiglia e amici. Qualcuna esclama ridendo: «Noi non abbiamo amici!». È solo una battuta, ovviamente. La centrocampista Silvia Vivirito ammette che a volte non ci si sente pienamente comprese e si tende a frequentare le persone dello stesso ambiente. Per il capitano Alessadra Tonelli, invece, gli amici sono completamente fidelizzati alla squadra: «Vogliono essere aggiornati, si informano sulla preparazione e gli obiettivi. Si entusiasmano e si appassionano, notano la passione e l'impegno che ci mettiamo». Irene Ferrari racconta di una partita con i colleghi: «Partono tutti con lo stereotipo che appena ti toccano ti fai male. Mi ricordava le partite da bambina in oratorio quando gli amichetti non vedono di buon occhio una ragazzina che gioca a calcio. Poi questo atteggiamento è stato appianato». La partita? «Divertente e non si è fatto male nessuno!»

«Il primo problema da affrontare nella vita di una calciatrice è la famiglia», sorride Chiara Valzolgher, il portiere della squadra. « Ho convinto i miei genitori a portarmi a guardare gli allenamenti. La volta dopo mi sono spinta sulle scale, poi sulla linea del campo e all'ultimo sono finalmente entrata in campo. Da lì non ho più smesso. Hanno visto che mi entusiasmava e non mi hanno ostacolato. Mia madre preferiva giocassi a pallavolo e io ho fatto il portiere per accontentarla!». Non solo sono sportive, ma anche tifose. C'è chi tifa la Juventus, chi il Conegliano. Guardano le partite e sono severe con i colleghi uomini quando commettono errori in campo. Il capitano ammette: «Per tutto quello che li pagano sì, siamo severe. Ma lo siamo con noi stesse più che con loro. C'è critica ma anche comprensione, se si commette un errore durante un passaggio diciamo "bene, anche loro sbagliano!"».

(Fotoservizio Davide Perbellini)


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