11/05/2015 - 12:32pm      12:32

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BOSSOLI, SILENZIO E CEMENTO: IL CUORE DI CASTEL FLAVON


Ritratto di Mavi
Mavi
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Italiano

Si percorre un sentiero alberato che parte dal parcheggio di Castel Flavon e si raggiunge un luogo recondito, appartato e estraneo ai suoni e al trambusto della città che riecheggia lontano. Il calpestio delle foglie secche e gialle è il sottofondo musicale di questo bosco d'autunno. Il sentiero ci porta ad un pertugio scavato nella montagna. È l'ingresso di un bunker del 1940, dove ad attenderci c'è l'architetto altoatesino Heimo Prünster. Il bunker fa parte del sistema di fortificazione del vallo alpino ed è solamente uno dei tanti presenti sul territorio. All'interno una galleria profonda una cinquantina di metri ci riporta indietro in un altro periodo storico e ci fa immaginare la vita dei soldati in quel luogo cupo al riparo dal mondo. Il lungo corridoio leggermente in pendenza, per evitare così possibili allagamenti, porta ad un cunicolo che si erge verticalmente. Le infiltrazioni d'acqua rendono il pavimento scivoloso ma non è difficile inerpicarsi fino in cima, verso un altro punto di apertura del bunker.

L'architetto Prünster, che lavora tra Bolzano e Vienna e coltiva da diversi anni l'interesse verso i bunker, è convinto che si possa trasformare un'opera militare della seconda guerra mondiale in uno spazio polifunzionale che ospiti eventi culturali, mostre, installazioni, performance. L'associazione bunkerforum Kasematte, fondata insieme a Matthias Schönweger e Erwin Seppi, rispettivamente un artista e un gallerista d'arte di Merano, pone l'attenzione sui bunker presenti in Alto Adige, sul loro valore storico e architettonico e su un loro possibile utilizzo in termini culturali. Che venga considerato un retaggio della guerra, del progetto di fortificazione voluto da Mussolini per difendere i confini italiani, o da un punto di vista strettamente architettonico, l'interesse per queste strutture può abbracciare diversi aspetti. Per l'architetto Prünster il bunker è qualcosa di più: «Si tratta di un'eredità culturale che non si può demolire o ricoprire di terra. Qui a Bolzano siamo circondati da castelli, come Flavon e Firmiano. Un bunker è la stessa cosa: uno sviluppo in chiave moderna del concetto di difesa». Se il principio di base è identico, una fortificazione di difesa, il bunker è anche parte integrante della storia altoatesina e del ruolo strategico e di passaggio che ha rappresentato questo territorio. Sebbene lo sbarramento di Bolzano sia particolarmente interessante e raro in quanto è l'unico in Italia che attraversa il tessuto urbano, queste opere non sembrano essere promosse a livello territoriale. Prünster affronta il tema in maniera critica: «Si tratta il vallo alpino come un'eredità culturale minore che non vale la pena studiare. Creare una sorta di discussione pubblica intorno a questo tema serve anche a far parlare del bunker, cosi da non limitarsi a dire, ad esempio, abbattiamolo e basta, senza conoscere il loro valore».

L'associazione tratta la presenza dei bunker da due punti di vista: uno di documentazione e sensibilizzazione, utilizzando il materiale raccolto durante i lunghi anni di ricerche per creare una coscienza collettiva sul tema; l'altro di interpretazione del bunker in chiave artistica, per ripensare a questi spazi, originariamente dedicati a imprese belliche, come luoghi in cui è possibile fare cultura. Il bunker numero 2 nei pressi di Castel Flavon ospita attualmente una mostra di sculture e un'installazione video dell'artista altoatesina Julia Biasi.


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