10/29/2015 - 7:46pm      19:46

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CIAK, PELLICOLE, STORIE E MAGIA D'ALTRI TEMPI


Ritratto di Mavi
Mavi
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1980

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Italiano

La passione per il cinema gli è venuta da ragazzino. «In Belgio, dove sono cresciuto, prima dei 18 anni non si poteva entrare in una cabina di proiezione se non di straforo e io desideravo tanto conoscere quel mondo, non solo guardarlo. In Italia ho iniziato come operatore fino a diventare un gestore di cinema». Sembra il racconto di Totò, protagonista del Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, e invece è quello di Natalino Bernato, ideatore e curatore del primo museo dedicato al cinema a Bolzano.

Accoglie i suoi visitatori in una stanza piena di macchine e accessori, manifesti di film e altri cimeli. Di sottofondo, non a caso, riecheggiano le musiche di Ennio Morricone. Bernato ha fatto della sua passione dapprima un mestiere (ha gestito il cinema Costellazione, Concordia e il cinema Sole a Laives) e adesso in via Kravogl, a pochi passi dalla Fiera, ha messo a disposizione di tutti macchine e oggetti pazientemente conservati nei lunghi anni di attività.

Il museo è aperto da appena un anno e ospita macchine adibite a cose diverse, da quelle per le pellicole degli anni '30 e '40 fino a quelle più recenti dedicate al montaggio professionale, blocchetti di biglietti d'ingresso che conservano l'odore delle sale fumose d'altri tempi, articoli di giornale, una ricostruzione di una vecchia cassa e perfino una bici originale che, prima della guerra e fino agli anni '70, è servita per trasportare le bobine dalla stazione fino ai cinematografi della città.

Lo spirito del museo non è solamente esporre il materiale raccolto. La storia del cinema è strettamente legata al territorio e di questa storia lo stesso Bernato ne è testimone oculare. Racconta: «Balla coi lupi non lo voleva nessuno...c'erano solamente 30 copie in magazzino a Padova. Così come Schindler's list è stato visto solamente da una ventina di persone la prima sera in programmazione al Concordia». Prosegue, da tenace appassionato, a raccontare ogni dettaglio di tutte le macchine presenti nella sala: «Questa è una 70 mm, quest'altra invece è una telecinema a 25 fotogrammi al secondo». Dopo l'excursus il messaggio è chiaro: cambiano le tecnologie, ma quello che non cambia è la bellezza di guardare un film. Anche se, secondo Bernato, «La vera bellezza sta nell'odore dell'olio e nel ticchettio della macchina, nel sonoro con alti e bassi e nelle righe sullo schermo».


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