12/03/2016 - 4:12pm      16:12

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L'ARCHITETTO DELL'ANNO È ALTOATESINO


Ritratto di Mavi
Mavi
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È l'altoatesino Werner Tscholl l'architetto dell'anno. È andato al professionista di Laces il “Premio Architetto italiano 2016” del Consiglio nazionale degli architetti. Un riconoscimento del suo personale rapporto tra architettura, storia e paesaggio. Tscholl, fortemente radicato nel territorio in cui opera e con uno sguardo attento e critico al contesto locale, ha una visione incentrata sul dialogo costante tra nuovo e preesistente e sull'importanza del riuso e del recupero. Tra i suoi progetti più noti il recupero di Castel Firmiano a Bolzano, la realizzazione della cantina vinicola a Termeno e della distilleria Puni a Glorenza, solo per citarne alcuni.

Tscholl commenta con modestia e una punta di soddisfazione il premio ricevuto e sintetizza così la formula del suo successo: essere rimasto piccolo. «Tra un grande studio di architettura anche in campo internazionale e uno studio che punta alla qualità dei progetti, abbiamo scelto di rimanere a Laces, dove riusciamo a seguire direttamente i lavori a stretto contatto con i committenti», racconta.

Ma per capire meglio il lavoro dell'architetto Tscholl, bisogna conoscere da vicino il suo modo di operare. Chi lo affianca tutti i giorni afferma che è in cantiere la maggior parte del tempo. Lui non smentisce. Sorride e commenta: «Per dare un'anima agli edifici devi essere presente in ogni momento. L'anima è fatta dal lavoro quotidiano. Solo così si possono cambiare anche piccolezze: un tono di colore, lo spostamento di una finestra. È essenziale essere presenti». Rispettare le richieste del committente e i luoghi in cui si interviene sono le norme principali, secondo Tscholl, di una buona architettura. Nel rispetto della cultura e della storia dell'Alto Adige. Se da una parte lo spazio per costruire è limitato, la presenza predominante della montagna ha rappresentato una vera sfida professionale. «Il paesaggio qui è quasi scultura e, di rimando, anche l'architettura deve essere espressiva. Bisogna rispondere con grandi forme scultoree che risaltano all'occhio. Come possono essere i castelli arroccati o l'abbazia di Monte Maria vicino Malles: un'unica massa bianca nel bosco verde. Li vediamo come grandi sculture che però non disturbano e si armonizzano al resto», racconta l'architetto. Non solo. C'è anche una ragione particolare che lo lega a questi luoghi: «Qui posso costruire quello che mi piace perché trovo i committenti giusti. Non sarei migliore se andassi altrove».

Foto: Studio Werner Tscholl 


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