09/04/2015 - 7:00pm      19:00

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DESIGN IS A STATE OF MIND


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Una mostra nella mostra. La storia del design moderno e una ricerca sul collezionismo. Chi colleziona cosa? Ecco di cosa tratta la prossima mostra a Museion, curata da Martino Gamper e che porta il titolo “Design is a state of mind”, ovvero “Il design è uno stato delle mente”. Il designer Martino Gamper, nato nel 1971 a Merano, vive e lavora a Londra dal 1998. Prima falegname, poi il diploma all'Accademia delle Belle Arti di Vienna e il master al Royal College of Arts a Londra. Per la mostra “Design is a state of mind”, progetto nato in cooperazione con la Serpentine Galleries di Londra e con la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli a Torino, è andato alla ricerca di oggetti da collezione. Ma c’è di più. BM: CHI VISITA QUESTA MOSTRA DEVE PORRE L’ATTENZIONE NON SOLO SUGLI OGGETTI ESPOSTI MA ANCHE SU MOBILI ESPOSITORI… Martino Gamper: Infatti, i sistemi di scaffalatura che portano gli oggetti da collezione sono essi stessi oggetti in mostra. Raccontano la storia del design moderno dal 1930 ad oggi. Funzioni diverse, colori vari, forme lineari e spostate, piccoli e grandi, classici del design accanto a modelli della produzione industriale di massa. Progetti di Gaetano Pesce, Ettore Sottsass, Ercol, Giò Ponti, ma anche di IKEA. BM: ANCHE GLI OGGETTI DA COLLEZIONE SONO VARI. DAL VASO PREZIOSO DI DESIGN A CHINCAGLIERIE DI OGNI TIPO: UN TRICICLO, UN PORTA-INCHIOSTRO, MINERALI, PUBBLICAZIONI INTERNAZIONALI DI MOBILI DI DESIGN. CHE COSA INTENDE COMUNICARE ESPONENDO UN TALE GUAZZABUGLIO? Martino Gamper: Sono affascinato dall'aspetto intrinseco del collezionare. Del raccogliere oggetti come bisogno elementare. Del collezionare oggetti che risvegliano qualche cosa in noi anche senza che abbiano un valore materiale. I pezzi d’esposizione sono tutt'altro che museali, cose di ogni giorno accanto poi a qualche oggetto d’arte o di design di valore. A me personalmente interessa vedere come questi oggetti influenzano il lavoro ma anche la vita di chi le colleziona. BM: COME HA TROVATO TUTTI QUESTI OGGETTI? Martino Gamper: Principalmente tra i miei amici e colleghi. Ma non solo. Ho contattato dei personaggi che m’interessavano, di cui ero curioso di vedere lo studio o anche la casa. Mi sono incontrato con loro lasciandomi sorprendere dalla loro passione da collezionista e dalla loro scelta dell’oggetto che avrebbero messo a disposizione per la mostra. BM: TUTTI DESIGNER? Martino Gamper: Beh, tanti designer, sì, ma anche grafici, antiquari, artisti, il mio vicino di casa, appassionato collezionista di minerali… BM: QUESTA MOSTRA È ESPRESSIONE DELLA SUA PERSONALE CONCEZIONE DI DESIGN? Martino Gamper: In un certo senso sì. Per me il design è – come dice del resto il titolo della mostra – a state of mind, cioè una forma mentis. Penso al design in plurale. Non esiste „il design“. Design è un oggetto unico prezioso, ma anche un oggetto essenziale, utile e quotidiano. Cose che facilitano la vita, ma anche oggetti che sono semplicemente belli ed estetici. Oggetti pratici, oggetti indispensabili o degli status simbol… BM: NON È LA PRIMA VOLTA CHE COLLABORA CON MUSEION? Martino Gamper: No, nel 2011 ho progettato lo spazio di „Passage“, una piazza pubblica all'interno del museo, aperta a tutti. BM: LEI È ALTOATESINO, VIVE A LONDRA E LAVORA NEL MONDO. COLLABORA CON AZIENDE DEL CALIBRO DI VALDEXTRA O PRADA, CON GALLERIE IMPORTANTI … CHE VALORE HA PER LEI LAVORARE NELLA SUA TERRA? Martino Gamper: Certo lavorare in Alto Adige, a Bolzano, mi dà la sensazione di una certa familiarità. Devo ammettere però che mi sento molto più sotto pressione; a Londra mi sento più libero … BM: UN’ULTIMA CURIOSITÀ: LEI È NATO A MERANO DA UNA FAMIGLIA ALTOATESINA DI LINGUA TEDESCA. SI CHIAMA VERAMENTE MARTINO? Martino Gamper: Sono battezzato Martin, ma a Londra mi sono trovato meglio come Martino, anche solo per differenziarmi dai tanti Martin. E poi trovo che questo nome in combinazione con il mio cognome sia il mezzo più semplice per comunicare da dove provengo senza dover raccontare tutta la storia complicata dell’Alto Adige.


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