04/22/2016 - 11:05am      11:05

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ALLA CONQUISTA DELLA VETTA


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Certo, rispetto all’Ottocento è cambiato tutto. I primi alpinisti, e tra loro tanti inglesi, dovevano programmare diversi giorni per le loro imprese. Oggi è sufficiente una giornata o due mezze giornate con pernottamento in rifugio.

Chi parte la mattina può darsi tranquillamente appuntamento per l’aperitivo serale nel centro storico di Bolzano. Chi opta invece per la partenza nel primo pomeriggio, può pernottare al rifugio Bolzano (prenotazione richiesta!) godendo di un indimenticabile tramonto a quota 2.500 m, certo di vivere un’altrettanto magica alba l’indomani. Dal parcheggio di Tires si imbocca il sentiero n° 2 che risale la val Orsara. Novecento metri di dislivello che regalano all’escursionista panorami meravigliosi: le cime del Latemar spuntano dal fitto del bosco e mano a mano che si sale fanno capolino anche le guglie del gruppo del Catinaccio. Dopo la prima fatica e arrivati a quota 2.070 alla Sella del Cavaccio, si continua in modo un po’ più soft lungo il limite della vegetazione arborea fino a raggiungere il rifugio Bolzano. Ma non è ancora ora di riposare. Ci aspetta un’altra salita di cento metri per arrivare a toccare la vetta dello Sciliar, a 2.563 metri di quota.

D’estate questa cima è tutt’altro che deserta. Le vaste praterie alpine coperte di fiori e erbe selvatiche sono popolate da mucche e vitelli all’alpeggio che possono godere per tre mesi dello spettacolare panorama che si apre solo per un giorno agli escursionisti: l’esteso altipiano dell’Alpe di Siusi contornato dalle sue montagne, più in fondo la valle e poi sempre il Latemar con i suoi ripidi pendii e la mole inconfondibile del Catinaccio.

Chi ha scelto di passare la notte al rifugio Bolzano dovrebbe assaporare la luce calda del tramonto e la mattina dopo, prima di tuffarsi nella ricca colazione del rifugio, vivere i colori dell’alba in quota. Dal rifugio Bolzano la nostra escursione prosegue fino al rifugio Alpe di Tires, ai piedi dei Denti di Terrarossa, fresco di ristrutturazione. Dirigendoci verso destra, lasciamo le malghe fiorite alle nostre spalle e proseguiamo su terreno roccioso lungo il sentiero 3a fino a raggiungere il passo Molignon.

Attraverso due pendii si può già intravedere il passo Principe con il suo nuovo rifugio. Per arrivarci ci tocca scendere attraverso un deserto di roccia dal fascino lunare. Chi ha scelto l’escursione in giornata a questo punto scende lungo la val Ciamin passando per il rifugio Bergamo fino a raggiungere il parcheggio. Chi invece ha pernottato al rifugio passando per il passo Principe (2.601 m) si dirige al rifugio Vajolet, situato ai piedi delle Torri del Vajolet e famoso per la sua ottima cucina.

Ma prima di farci tentare ci aspetta la salita al Catinaccio. Siamo ormai giunti alla parte alpina del nostro tragitto e bisogna tirare fuori l’equipaggiamento alpinistico. La via ferrata Santner sale per 500 metri e ci porta al passo Santner, a quota 2.734 metri. È una via ferrata corta e completamente messa in sicurezza con un solido cavo di acciaio e che presenta qualche passaggio di primo grado di difficoltà. L’omonimo rifugio purtroppo è chiuso da anni. Oramai la vera vetta del Catinaccio non dista che due tiri di corda. Ma per raggiungerla ci vorrebbe esperienza alpinistica e un equipaggiamento ancora più tecnico.

Rimandiamo la conquista ad un’altra occasione, del resto arrivare in vetta non è la cosa più importante. A consolarci un panorama magnifico: i boschi estesi della val d’Ega, la valle di Tires, lo Sciliar, che di buon mattino ci siamo lasciati alle spalle, e in fondo la conca di Bolzano. Metà Alto Adige è ai nostri piedi. E dire che questo è poco…


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