04/02/2016 - 8:26pm      20:26

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PFM: UN EQUILIBRIO INSTABILE TRA ROCK E POESIA


Mattia
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Italiano

Prima giorno di aprile, un venerdì sera, come uno scherzo si presenta sul palco del Teatro Comunale di Bolzano la P.F.M. L'acronimo sta per Premiata Forneria Marconi, complesso musicale rock progressivo italiano, nato nella stessa fucina di altre band quali i New Trolls e Le Orme.

Dopo aver avuto grande popolarità negli anni '70, sia in Italia sia a livello internazionale, cambiando più volte pelle, la P.F.M. si è poi trasformata in qualcosa che va al di là di un semplice complesso musicale. Il teatro è quasi saturo, la gente si piazza alle casse per acquistare gli ultimi biglietti rimasti. Poche band italiane sono state così longeve, tant’è che la PFM è riuscita a calamitare un pubblico intergenerazionale. Anche a distanza di decenni dai loro successi più noti, riescono a suscitare curiosità e fascino.

Sul palco ancora spoglio dei musicisti ci sono due batterie, diverse risme di chitarre - elettriche e acustiche -, tastiere e l’immancabile violino, strumento che nella mutevole formazione era passato nelle mani anche di Mauro Pagani, con l’ingresso del quale la band aveva assunto il nome che oggi ancora porta. Sul palco si presentano in sei, con a prua la punta di diamante, il frontman Franz Di Cioccio che si fa chiamare “Randagio” come si legge sulla scritta stampata sul petto. Sulla stessa maglietta nera anche le impronte da randagio disegnate sulla schiena, come a dare l’idea del nomadismo musicale che li caratterizza da sempre.

Il virtuosismo tecnico è l’elemento che colpisce sin da subito. Sono polistrumentisti convinti che, con agilità, passano da strumenti a corde a quelli a tastiera, dal canto alla batteria pestata. Il cantante alterna il microfono alle bacchette con estrema naturalezza.

Poche band italiane sono state così poliedriche. Nel loro eclettismo musicale, in una costante crisalide di sonorità, hanno esplorato svariati generi, spaziando dal rock progressivo, che li caratterizza maggiormente, al folk fino al jazz, solo per citarne alcuni. «Noi suoniamo free rock, free jazz, free quello che ci pare», recita la loro voce principale in un inframmezzo. Come dice "Randagio" sul palco: «La nostra è una musica al dente. Ci sono molte note, con improvvisazioni, non repliche».

Il tutto dipende dall’empatia che si crea con il pubblico. «Ci saranno molte note che usciranno, noi ve le diamo, e sono vostre». L'intenzione è chiara sin dalle prime note del concerto. Esordiscono con La rivoluzione, brano energizzante tratto dall’album Serendipy, che ti invita a saltare perché “non è il momento di essere lenti” e “restando seduti i vostri orizzonti rimangono bassi”.

Lo show ha inizio. «Gentile pubblico stasera siamo qua per un'ottima ragione. Da questa notte finalmente inizierà la rivoluzione, perché faremo briciole dell'immobilità. Cambieremo regole, perché la regola sarà: Mai! Mai! Senza saltare Mai!».

Con la PFM ti immergi nel brodo primordiale della musica, a contatto con il nucleo di energia da dove la musica nasce. Esploratori di vari generi musicali, non potevano essere ospiti più graditi a Bolzano, una città che è sempre attenta agli sperimentatori di avanguardie.

Fiddle irlandesi si mischiano in totale armonia con assoli di rock crudi e ruvidi, per sfociare in melodie gitane e improvvisazioni jazz. Il tutto tenuto insieme da arrangiamenti compatti e solidi, in cui la complessità delle varie musiche esplorate riesce a stare unita. Come un equilibrio instabile.

E così “l’occasione è buona per uscire dalla realtà”, come recita il brano Si può fare. E se “hai voglia di cambiare, sentirti per un giorno re”, allora “prova una volta a inventari una rock and roll band e, dentro al tuo bar, muoverti come una rock and roll star”.

Ti prendono per mano ipnotizzandoti di suoni, ti portano a fare una passeggiata nel puzzle della vita con Promenade The Puzzle, “una passeggiata in mezzo alla follia” per mutuare le stesse parole di Randagio. Il brano, di una poesia immaginifica, piroettando in un tramonto (“Piruetting in a sunset”), ti porta dove le gambe di legno vanno a navigare (“Where the wooden legs go sailing”), quando spazzi il tappeto sotto il tappeto (“Sweep the carpet under the carpet”), facendoti recitare, come un mantra, che devi assolutamente volare come una rondine stasera (“I must fly like a swallow tonight”).

Randagio agita le mani come un direttore d’orchestra, in un concerto che si mischia con il teatro moderno. E dal rock nasce la poesia, come i fiori tra l’asfalto. Si lascia intravedere una luce di speranza tra le Impressioni di Settembre e il sole vince la nebbia. “Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già: il giorno come sempre sarà”, recita la loro celebre canzone.

È il momento del ritiro dietro le quinte ma il pubblico ha ancora sete di energia e acclama il bis. Rientrano quindi sul palco per divertire e far ballare con la immancabile versione de Il Pescatore, che negli anni d’oro hanno escogitato nel tour live con Fabrizio De André. Ma non è finita. Nel climax ascendente di emozioni in musica il concerto diventa qualcosa di più. In un mix di suoni variopinti, il concerto diventa un rito liberatorio, un’esperienza intima e collettiva, con il cantante che prima di chiudere con l’ultimo pezzo incita il pubblico: «Liberiamoci dalle scorie emotive, come in una disobbedienza acustica a ciò che non ci piace, noi suoniamo mentre voi fate questo caos creativo». Si chiude in bellezza con Celebration, un inno per celebrare il ritmo e la vitalità, per uscire elettrizzati da un concerto fulminante.

(Foto Scoppio Spettacoli) 


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