02/02/2016 - 11:59am      11:59

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COMUNICARE LA SCIENZA, LA SFIDA DEI GIOVANI DI RAGIONEVOLMENTE


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Mavi
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Che si parli di vaccini, ogm o nuove scoperte astronomiche, a volte la scienza può incuriosire ed interessare anche chi non è esperto. Se sappiamo che le bacche di goji hanno proprietà antiossidanti ma esiste un alimento ancora più miracoloso e più economico vorremmo conoscere di cosa si tratta. O provare a capire perché alcuni animaletti invertebrati, i tardigradi, sono stati esposti ai raggi cosmici. Rendere queste notizie accattivanti è uno dei compiti che si è prefisso un gruppo di giovani studenti che della passione per la scienza ha fatto una vera e propria missione.

Da circa un anno, l'associazione di volontari RagionevolMente opera a livello locale per promuovere la corretta informazione scientifica. Un obiettivo che si concretizza in dibattiti, rielaborazione di articoli scientifici e progetti con le scuole. L'idea è partita da Serena Manara, presidente dell'associazione e giovane dottoranda in scienze biomolecolari. Oltre trenta persone - farmacisti, professori universitari e qualche informatico - hanno aderito all'iniziativa, condividendone lo spirito di fondo. «Vogliamo aumentare la conoscenza scientifica in modo divertente e piacevole. Per quanto a me piaccia, anche io quando mi trovo davanti ad uno spiegone scientifico lungo e noioso, ho qualche difficoltà» spiega Serena, che pone inoltre l'accento sull'importanza di informare in maniera semplice: «Quando si tratta di rielaborare alcuni articoli bisogna essere estremamente chiari per chi non è abituato a termini tecnici. Se si parla di vaccini, ad esempio, non puoi dare informazioni complesse ad una mamma preoccupata per i suoi figli». La divulgazione deve essere un valore. Secondo Serena, lo scienziato è chi con la picozza va a ricercare la pepita e il divulgatore colui che la lucida e la rende visibile. La loro sfida è interpretare entrambi i ruoli.

Promuovere la corretta informazione scientifica vuol dire anche contrastare le notizie infondate. «Le bufale scientifiche sono attraenti, confezionate per essere immediate. Raccontare minuziosamente il percorso per arrivare ad un farmaco antitumorale, oppure dire direttamente che è stata scoperta una cura per tutti i tumori ha un effetto diverso sulle persone», sostiene Michele Demozzi, studioso di scienze biomolecolari e membro dell'associazione. «È anche una necessità umana. La nostra mente non può occuparsi di tutta la complessità della realtà. Per questo servono dei mediatori – continua Michele – si pensa che scrivere un articolo scientifico sia difficile, ma parlare ad un pubblico generico lo è ancora di più. Prima di tutto bisogna carpire l'attenzione e mantenerla. Cercare di spiegare in maniera semplice dei concetti che sono complessi. Ma è anche una delle soddisfazione più grandi che puoi avere».


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