01/12/2016 - 12:20pm      12:20

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GLI SCATTI DELLE SPIE NAZISTE NEI CANTIERI DELLA GUERRA


Ritratto di Mavi
Mavi
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Italiano

Un luogo appartato da dove si può spiare il nemico senza il rischio di essere scoperti. In cima a Castel Flavon un militare tedesco impugna un potente teleobiettivo e scatta foto di un cantiere in costruzione. Impossibile vederlo dal basso, completamente mimetizzato. Un bambino viene immortalato mentre attraversa un vialetto, ma è solo un modo per un simpatizzante dei nazisti di spiare la costruzione di un bunker alle sue spalle. Il rischio di essere scoperti è alto e il cartello nei pressi del cantiere indica il divieto di fotografare.

Quando ci si imbatte in fotografie che documentano la storia di un territorio sono molti i particolari che sfuggono allo sguardo non esperto. A maggior ragione quando ritraggono la costruzione di edifici militari segreti. Non ha dubbi Alessandro Bernasconi che, insieme all'architetto Heimo Prünster, ha curato la mostra fotografica Bunker Now # 2, ovvero "Fotografie di spionaggio: la costruzione del Vallo Alpino italiano in Alto Adige", da poco inaugurata e ospitata fino alla fine di gennaio nella Galleria Foto Forum di via Weggenstein.

Bernasconi è uno studioso del Vallo Alpino del Littorio, il sistema di bunker voluto da Mussolini per difendere i confini italiani. Ha raccolto dati e prezioso materiale fotografico spulciando negli archivi militari. Passa in rassegna le fotografie esposte e commenta: «Per riconoscerle bisogna avere una buona conoscenza del territorio, altrimenti non sai classificarle. Provengono dall'Archivio Militare di Friburgo, ma se non sei un esperto non riesci a vedere cosa indicano». Effettivamente quelle che di primo acchito sembrano semplici fotografie dall'alto che ritraggono la città in un altro periodo storico, nascondono diverse opere militari. Insieme a Bernasconi, cura la mostra l'architetto Prünster, membro dell'associazione Kasematte che si occupa degli aspetti documentativi e di riqualificazione dei bunker presenti in Alto Adige. Prünster spiega: «Una volta avviati i cantieri, i tedeschi si affrettarono a spiarne la costruzione. Controllavano l'avanzamento lavori, le posizioni e come cambiava il paesaggio. Ci sono fotografie molto precise con teleobiettivi che catturavano le immagini fino a 20 km di distanza. Poi ce ne sono altre prese da molto vicino, scattate da simpatizzanti nazisti del posto che fornivano informazioni ai tedeschi. Catturate di nascosto, dal treno in corsa, dalla macchina...».

La storia delle fortificazioni in Alto Adige va di pari passo con le crisi geopolitiche e con la diffidenza di fondo fra Hitler e Mussolini. In Alto Adige era prevista la costruzione di circa 800 bunker ma ne furono realizzati 400. Un'operazione imponente che coinvolse quasi ventimila civili impiegati nei cantieri che, in buona parte, lavorarono durante l'inverno. Per i militari era molto importante nascondere i cantieri dalle spie e facevano in modo che il paesaggio non subisse troppi cambiamenti. Prünster indica una foto e quella che sembra a tutti gli effetti un'abitazione: «Le baracche per i lavoratori venivano allestite vicino ai masi, per non dare troppo nell'occhio. Furono anche costruiti dei finti masi che dell'abitazione tipica del luogo avevano solo la facciata, con finestre bloccate che potevano aprirsi come feritorie e che nascondevano all'interno un blocco di cemento».

(Foto Claudia Corrent


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