01/04/2016 - 4:50pm      16:50

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NELL'OFFICINA DEL RIUSO DOVE GLI SCARTI DIVENTANO ARTE


Ritratto di Mavi
Mavi
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Nel laboratorio di piazza Matteotti una nuova vita viene data agli oggetti che non vengono più utilizzati. Un luogo dove la creatività incontra storie di riscatto e speranza, di quelle che lasciano un segno. In questo ambiente polveroso le pareti sostengono assi di legno in attesa di essere tagliate e rifinite. Yosuefi Bahram è intento a stuccare e levigare con estrema cura un'anta ormai rovinata. Raramente solleva lo sguardo. «È un pignolo ed è molto preciso», commenta Peter Prossliner, il fondatore della cooperativa sociale Akrat dove Yosuefi attualmente lavora. Entrambi hanno dovuto cambiare il corso della loro vita e reinventarsi dopo lunghi anni di esperienza in altri settori. Hanno quasi la stessa età e molto da raccontare. Un destino comune di chi si è ritrovato in età matura a dover cercare una nuova occupazione e a dare una sterzata al proprio cammino. «Yosuefi è venuto qui con la sua famiglia. In Iran era un ingegnere civile con molta esperienza ma nessuno è stato disposto ad offrirgli un nuovo impiego – commenta Peter – e anche io mi sono trovato nella sua condizione. Per oltre trent'anni ho fatto da arredatore di interni e poi ho perso il mio posto». Da qui l'idea di creare una cooperativa sociale e realizzare un vecchio sogno.

«Quando ti occupi di un arredo di banca o di ufficio puoi impegnarti tanto, ma non è sempre un lavoro creativo nel quale ti identifichi. Mi piace invece poter progettare, partire da un'idea e valorizzare un materiale che ho a disposizione.Volevo però che la mia attività oltre a farmi sentire realizzato avesse una finalità sociale. Dare la possibilità anche ad altri di poter tornare a lavorare». Da qualche anno Akrat ospita un laboratorio del legno e una sartoria ed è un luogo di incontro privilegiato di artigiani, creativi e di chi si ritrova ad imparare un nuovo mestiere.

Peter è il presidente e fondatore della cooperativa, ma in realtà si presenta come un tuttofare. Costretto a seguire la parte amministrativa della sua attività, si sente più a suo agio in laboratorio con vecchi comodini da rimodernare o un nuovo oggetto da inventare partendo da una lampada non più funzionante. Il processo di progettazione è particolare perché prima di poter disegnare e realizzare qualcosa di nuovo, bisogna considerare il materiale di partenza. Pannelli in legno truciolare, ma anche vecchi arredi, sedie o armadi che vengono continuamente donati alla cooperativa diventano poi creazioni particolari e oggetti unici. «Una cosa che ho realizzato di singolare è uno scaffale ricavato tagliando in tre una vecchia porta. Vedi dei mobili e immagini cosa si può fare per valorizzarli nuovamente. E così inizi a progettare. Mi diverto come un bambino al parco giochi – ammette Peter sorridendo – la mia soddisfazione più grande è nel processo di realizzazione. I progetti sono belli finchè sono in lavorazione poi quando il prodotto è finito sono contento se a qualcuno piace».

Peter è convinto che ci sia un grande messaggio dietro il lavoro della cooperativa e dei suoi collaboratori. «Qui la gente si impegna, ma soprattutto impara ad apprezzare il valore dei materiali che per altri sono da buttare. Sono convinto che il lavoro artigianale è unico, perchè permette di vedere il risultato di quello che fai e toccarlo con mano».

(Foto Davide Perbellini


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