12/21/2015 - 7:32pm      19:32

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LA PARABOLA LAICA DI ASCANIO CELESTINI AL TEATRO GRIES


Ritratto di Mavi
Mavi
0

1037

0

1
4.08
Overall rating
ALLESTIMENTO
3.4
MUSICHE
3.7
SOGGETTO
4.5
PUBBLICO
4.2
INTERPRETAZIONE
4.6
Italiano

Un monologo coinvolgente quello portato in scena da Ascanio Celestini con lo spettacolo Laika al Teatro Comunale Gries. La tournée dell'attore e regista romano, una delle figure più apprezzate nel panorama teatrale italiano, ha fatto tappa a Bolzano non a caso ospitata all'interno della rassegna "Arte della Diversità" che propone spettacoli di riflessione su temi sociali. Lo spettacolo è un dirompente e ironico monologo con un insolito Gesù al centro della scena, cieco e rinchiuso in un monolocale di una qualche periferia romana che non ha nessuna pretesa salvifica del mondo ma è solamente impegnato a guardare cosa accade. Il suo angolo visuale verso l'umanità è il parcheggio del supermercato su cui si affaccia il piccolo appartamento e a raccontargli cosa succede è uno dei suoi apostoli, Pietro. 

Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei e dalla voce fuori campo dell'attrice Alba Rohrwacher, Ascanio Celestini è l'unico ad occupare il palcoscenico ma è anche magistralmente capace di dare voce a personaggi diversi e a intrecciare le loro storie. Il suo viaggio all'interno dell'umanità si ispira a Laika, la cagnetta mandata nello spazio dai russi, la prima creatura vivente che per un momento è stata la più vicina a Dio e che diventa il simbolo di un viaggio a ritroso, verso il mondo. La scenografia è essenziale, come a voler significare che lo spettacolo si concentra tutto sulla narrazione. L'attore mantiene ritmi incalzanti e sciorina storie di poveri disgraziati e di reietti che vivono ai margini della società. Come il barbone che chiede l'elemosina nel parcheggio del supermercato o la prostituta che brucia copertoni per riscaldarsi sul bordo della strada e non riesce a togliersi quell'odore di dosso, o ancora vecchie signore, una troppo impegnata ad occuparsi degli altri da non avere il tempo – e l'intenzione – di pregare e l'altra invece, sola e con la testa "impicciata" che confonde la realtà con i ricordi.

Un viaggio antropologico tra gli invisibili, emarginati nella periferia del sistema sociale. È questa l'umanità che appare agli occhi di Celestini-Gesù. Sullo sfondo, a far da contorno a queste esistenze sciagurate, la volta celeste che lentamente sta cadendo e i facchini neri che fanno un picchetto con una mano tesa per bloccare i crumiri e l'altra, metaforica, a sorreggere la volta del cielo. L'attore da' voce ad ognuno dei suoi personaggi e racconta i retroscena, le storie di vita. Il barbone non è sempre stato un barbone, era un facchino impiegato nel magazzino di quello stesso supermercato insieme ad altri emigrati come lui. La prostituta inizialmente voleva diventare una suora. Siamo così chiamati a sospendere i nostri giudizi e a restituire ai personaggi la loro umanità più profonda. Celestini coinvolge con intelligenza e grande ironia e fa sorridere e riflettere su temi sociali ma anche sulla religione, sulla bontà e la presenza divina. Se la speranza di redenzione è assente e la volontà di Dio sembra essere tanto lontana dalle loro esistenze, anche se nemmeno per un giorno Dio li libera dai loro mali, i personaggi mantengono un elevato senso etico, capaci di praticare la loro umanità, di scendere in strada in piena notte per salvare la vita ad un barbone e di compiere così un grande prodigio.


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