04/07/2018 - 3:29pm      15:29

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L'AMARA NOVELLA DI MARCORÈ


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Mavi
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577

0

1
3.64
Overall rating
Soggetto
3.9
Pubblico
4.5
Luci
3.2
Allestimento
3.0
Atmosfera
3.6
Italienisch

“Prendete la vita con leggerezza” diceva Calvino nelle Lezioni americane. Quella leggerezza che non si intende come superficialità, ma come il volo di un uccello che plana dall'alto. Pasolini, il poeta che aveva capito tutto, pensava volando. Anche il cantautore e poeta De André cantava volando. Entrambi mossi dall'urgenza di una riflessione sociale. E un intellettuale di oggi invece, come può raccontare il nostro tempo? È questo che si chiede Neri Marcorè sul palco in “Quello che non ho”. Lo spettacolo, scritto e diretto da Giorgio Gallione per il Teatro dell'Archivolto e per lo Stabile di Genova, fonde insieme le atmosfere delle poesie in musica di Fabrizio De André con stralci degli “Scritti corsari”, ritenuti per anni eretici e fortemente contestati, di Pier Paolo Pasolini.
Accompagnato in scena dai talentuosi chitarristi e cantanti Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini, lo stesso Neri Marcorè all'occorrenza imbraccia la chitarra. Attacca con “Se ti tagliassero a pezzetti” appena il sipario si apre; dà il meglio in “Una storia sbagliata”. “Don Raffae'”, “Volta la carta” e “Quello che non ho” che dà il titolo allo spettacolo. La sala del Teatro Comunale è gremita e il calore del pubblico si fa sentire. Il pubblico si lascia coinvolgere in questo excursus musicale e omaggia con lunghi applausi gli artisti. Tra un brano e l'altro si insinuano le riflessioni amare del mondo moderno. Ritorna il Pasolini de “La rabbia”, film nel quale emergono con profonda lucidità le analisi dei fenomeni come il razzismo, la dittatura, la morte della bellezza del mondo moderno.
Marcoré si muove con garbo sulla scena. La sua presenza discreta sembra quasi stridere con i contenuti del monologo. Storie di razzismo, illegalità, disastri ambientali arrivano senza nessuna pretesa retorica, ma mostrandosi nella loro crudezza. Lo spettacolo funziona. Apre alla riflessione, commuove, diverte per le gag che Marcoré ben interpreta, ma soprattuto lascia intravedere una speranza: il finale è delicato con le luci soffuse a mostrare le lucciole che, nonostante tutto, ancora illuminano le notti d'estate. Pasolini in un suo scritto ne lamentava la scomparsa, uccise dalla modernità.
Per fortuna anche i profeti sbagliano.
 
Foto: Bepi Caroli


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