03/14/2018 - 2:24pm      14:24

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RITORNO AL PASSATO


Ritratto di Mavi
Mavi
0

629

0

1
3.68
Overall rating
Allestimento
2.3
Soggetto
3.9
Interpretazione
3.2
Pubblico
4.7
Scenografia
4.3
Italiano

Ha il sapore dolce dell'Aşure, il dolce turco che secondo la tradizione fu portato da Noè sulla sua arca, lo spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro Cristallo “La bastarda di Istanbul”. E come il dolce tipico in cui uvetta, noci, mandorle, melograno si mescolano tra loro in modo bizzarro, così i personaggi della pièce teatrale fanno la loro comparsa sulla scena. Dapprima la veggente interpretata da una eccellente Serra Yilmaz, poi le altre sorelle. A ben vederla la famiglia Kazanci non è come le altre. Quattro sorelle: un'insegnante di storia turca, una veggente, una fobica e schizofrenica la cui unica occupazione è essere malata e infine la più ribelle di tutte, Zeliha. Una famiglia matriarcale in cui capeggia Gulsum, una donna passata in fretta dalla verginità alle rughe e rimasta troppo presto vedova. Unica presenza maschile in questo cosmo di donne, il figlio Mustafa prediletto dalla madre, terrorizzato dalle donne, asociale e represso e spedito come un pacco prezioso in America per una vita migliore. I personaggi si presentano da sé e occupano la parte iniziale della messinscena. Sembra quasi di leggere tra le righe del romanzo di Elif Shafak, da cui lo spettacolo è tratto. Si presentano in terza persona e raccontano le loro manie. Per districarsi in questo racconto corale dalla trama complessa bisogna affidarsi alla sapiente regia di Angelo Savelli e lasciarsi condurre per mano in questa saga familiare. Le scene principali ruotano intorno alla tavola da pranzo, apparecchiata di tutto punto per le colazioni. Il passato riaffiora e squarcia esistenze che apparentemente scorrono senza che molto cambi. Intorno alla stessa tavola da pranzo gli anni passano e i personaggi mantengono le stesse caratteristiche. Ma l'eterna lotta tra passato e presente, tra ricordo e oblio si fa preponderante. Le esistenze apparentemente normali si intrecciano con il corso della storia e rievocano le vicende legate all’eccidio degli armeni a opera dei turchi nel 1915. A fare i conti con un passato scottante sono i personaggi più giovani. La figlia bastarda di Zeliha, nata “fuori dal vincolo matrimoniale” che come un dente ballerino su muove tra le gengive della caotica Istanbul e Armanoush, la figlioccia armeno-americana di Mustafa, alla ricerca delle sue radici e della sua identità. Istanbul è come una grande nave – spiega la giovane Asya alla parente americana – una città moderna e cosmopolita che strizza l'occhio all'Occidente e dove la convivenza di culture è parte integrante della storia. Ma Armanoush, cresciuta in una famiglia della dispora armena, è alla ricerca della verità benché scottante. Più elementi durante lo spettacolo ribadiscono che la storia va avanti e non indietro – come il velo in testa che il personaggio di Serra Yilmaz continua a sfoggiare nonostante la sorella le ripeta che la Turchia non è un paese tradizionalista – ma la stessa storia si fa presente e irrompe imperante. Il pubblico accoglie benevolmente lo spettacolo. Ride, applaude a scena aperta e acclama i monologhi più intensi. Elemento speciale dello spettacolo sono le video scenografie di Giuseppe Ragazzini che portano in scena scorci di una Istanbul caotica, prospettive della città e poetiche rievocazioni. Come lo stillicidio del sangue che lentamente cade dai chicchi del melograno color rubino che accompagna il monologo più toccante di Serra Yilmaz.


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