01/13/2018 - 2:59pm      14:59

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GLI ANTICHI SAPERI DEI MESTIERI SENZA TEMPO


Ritratto di Riccardo Valletti
Riccardo Valletti
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Italiano

Quando Bertram Safferling immagina una nuova pipa, lo fa con un pezzetto di legno in mano non più grande di un panino di segale. Lo osserva a lungo e se lo gira tra le dita, finché dalla sua creatività non emerge l’immagine del nuovo prezioso oggetto. Botteghe, laboratori e atelier sono un patrimonio enorme nascosto tra le pieghe del centro storico di Bolzano, dove molte delle strade conservano ancora il nome degli antichi mestieri della città mercantile, e dove non è difficile trovare artigiani romantici che oppongono il loro sapere ancestrale all’euforia del consumo. “È il legno che detta le regole – racconta Bertram il pipaio – bisogna assecondarlo, seguirne le venature e rispettare la sua vocazione”. Mentre parla sbuffa piccole boccate di tabacco aromatico. Nel suo atelier di via dei Conciapelli realizza, espone e vende le sue creazioni. Pipe di erica aporea, una pianta che cresce vicino al mare, di cui conserva una piccola scorta invecchiata più di trent’anni. Una vita trascorsa a scolpire, levigare e immaginare pipe. Oggi è un maestro di fama internazionale che fa la spola tra Chicago e la Cina. Nel suo carnet alcuni pezzi d’eccezione, come le tre pipe nere, scolpite nel legno di un larice antico di settemila anni, spezzato da un temporale nei pressi del santuario di Pietralba.

A pochi passi di distanza c’è la bottega di Martin Hilpold, maestro di calzoleria e affermato stilista di calzature, nonché geloso curatore di un curioso archivio. “Negli anni abbiamo censito circa duemilacinquecento paia di piedi di uomini e donne per i quali prepariamo le scarpe a mano”, racconta. Come il legno per le pipe, le scarpe nascono da un dialogo costante con il cuoio, che viene osservato e accarezzato a lungo prima di assumere la sua forma definitiva. Di modelli in mostra nella boutique in via dei Vanga ce ne sono tantissimi, “il mio preferito? La francesina”. Poi ci sono i modelli tradizionali, frutto di ricerche storiografiche per riprodurne i ricami in piuma di pavone. Una giovinezza trascorsa “a bottega” a imparare dai grandi artigiani bolzanini, oggi Hilpold produce a mano le scarpe di molti nomi noti, che nel suo archivio hanno depositato un calco del piede, fatto dal vivo sedendosi sui divanetti dell’atelier.

Dall’altra parte del Talvera, in via Longon, l’odore intenso del cuoio accoglie i clienti della bottega Sir Arthur: il regno di Patrizia Rossi, designer di creazioni artigianali “rigorosamente fatte a mano da lei in persona”. Da quarant’anni nel piccolo laboratorio dietro al bancone inventa nuove forme di borse, valigie e ogni genere di accessorio, seguendo tendenze affermate o anticipandone altre. “Ho iniziato che ero ancora ragazzina e ho imparato tutto da autodidatta”, racconta orgogliosa mostrando raccolte di centinaia di bozzetti che nel tempo si sono accumulati. “Queste borse sono state un successo enorme – spiega accarezzando un modellino di carta – ho continuato a farne per anni, poi la moda è passata”. Ma subito ne è arrivata un’altra, e un’altra ancora.


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